CARA VECCHIA OM1 - (CARA VECCHIA PELLICOLA)

Ritornare alla pellicola è stato un po’ come tornare a casa dopo avere abitato a lungo in un paese straniero. Non è meglio o peggio, è solo molto diverso.
E la diversità che senti tornare quando carichi il nastro e chiudi lo sportellino, quando guardi attraverso il mirino di vetro fattosi ormai opaco per gli anni, senza lucette e allarmi, quando senti tra le mani le molle scattare e gli ingranaggi svolgersi, quella diversità non sta solo nella materia, non è fatta solo di chimica e meccanica al posto dell’elettronica. È una diversità concettuale, filosofica.
Si fa ritorno alla lentezza, al muoversi cauto, pensato, ragionato.
Passata la bulimia del troppo facile, si ritorna alla parsimonia. Si ritorna a provare l’antico piacere dell’aspettare, dell’avere pazienza.
Con quel vecchio ferro tra le mani il più delle volte rinunci a scattare e molte foto rimarranno non scattate, ma quando la ritirerai dallo stendino della camera oscura, saprai che quella foto l’avrai fatta tu, l’avrai fatta a mano. Nessun automatismo ha letto la luce al posto tuo, il fuoco sul soggetto lo hanno lavorato il tuo occhio e le tue dita.
Quella foto è fatta a mano come gli gnocchi passati uno ad uno a rigarsi sulla forchetta prima di tuffarsi a bollire.
Il ritorno alla pellicola è stato un ritorno ad un battere di cuore che non ricordavo più di avere provato.