ITALIANS

Najib è amico di tutti. Quando mi vede comincia a salutarmi da lontano con la mano aperta che batte sul torace. Poi le nostre mani si stringono forte, a lungo, As-salaam alaykum fratello, gli dico, Ciao carissimo come sta la famiglia?, risponde lui. Najib ha due lauree, parla quattro lingue, sa fare tanti lavori, cura l’orto e la moto che sia sempre pronta a portarlo a Casablanca l’estate che viene. È volontario dei Vigili del fuoco e della Croce Rossa. Che è internazionale. Come lui.
Shenjëza pensa ormai in italiano. A volte mi racconta della sua infanzia in Albania, della coltivazione del tabacco che anneriva le mani e il carattere di suo padre e dei fratelli, di quando era sotto naja e sparava con il kalashnikov. Oggi, per diletto confeziona vestiti e prepara piatti alla ligure.
Marian è basso e tutto nervi. Da bambino era il campione del campetto alla periferia di Bucarest, un furetto! e ogni goal lo sognava fatto per lo Steaua. Lo guardo dribblare tra i tavoli del ristorante, scarta i bimbetti tra le sedie piroettando coi piatti di frittura in equilibrio sulle braccia. E vualà bell’uomo!, scherza servendomi la pizza.

Penso alle immagini sulla vita di Krishna che ammiravo in un tempio indù. Blu è il colore di quel ricordo. Blu è Krishna, il cielo, l’acqua, gli alberi. Krishna moltiplica pani e pesci, guarisce gli storpi, redime una meretrice, resuscita i morti, cammina sulle acque, è tentato dal malvagio.
Qualcuno deve avere camminato a lungo per portare Krishna in Palestina poi in Grecia dove è stato chiamato Kristos, e ha camminato ancora fino alle nostre strade e a quelle di altri paesi.
Penso alla bella lingua italiana. Sua madre era latina, la nonna greca aveva lontani parenti fenici. Gli avi degli antichi fonemi fenici venivano dalla Mesopotamia e il loro grande nonno arrivava addirittura dalla lontana India e veniva chiamato Sanscrito. Ancora oggi, quando parlo con Najib, ascolto Shenjëza e Marian, quando parlo ai miei figli, quando penso, quando scrivo risuono le parole portate dal vecchio Sanscrito.
Qualcuno deve avere camminato a lungo per portare nonno Sanscrito in Mesopotamia e poi avanti a chiamarlo greco e più in là, latino e in tanti altri nomi sulle strade di tanti paesi.

Siamo nuovi e diversi.
Gli stessi di cento secoli fa.